Tindari Nebrodi
     
Introduzione  

La Perla dei Nebrodi, ovvero Sinagra, immersa tra le acque cristalline del torrente Naso
e i verdi noccioleti nebroidei. Le prime notizie storiche su Sinagra, risalgono al 1050, quando viene menzionata in un diploma del Conte Ruggero VII.
La troviamo poi citata  in una bolla di papa Eugenio III del 1082, dalla quale, si legge dell’assegnazione del casale di Sinagra alla chiesa di Messina. Secondo alcuni studiosi il nome sarebbe di origine romana, dal latino Sinus, che significa: insenatura. Durante il regno di Federico d’Aragona, nel 1654 fu feudo delle famiglie nobiliari dei Lancia, dei Ventimiglia, dei Russo, degli Afflitto e infine dei Joppolo, che diventarono baroni di Sinagra. Il borgo ha mantenuto le sue caratteristiche medievali, anche se dopo l’autonomia raggiunta nell’800, venne distrutto da due alluvioni. L’attuale assetto urbanistico è frutto della ricostruzione avvenuta a metà del XIX secolo. Splendidi edifici di culto sono: la cinquecentesca chiesa del Crocifisso, suddivisa in  due navate da colonne e archi in pietra scolpita, la Chiesa Madre, intitolata a San Michele Arcangelo, la Chiesa dell’Addolorata del 1910, in piazza San Teodoro, nel centro del Paese, la Grotta del Beato Diego, eremita di Santa Vita, visitabbile percorrendo la villa comunale. Il Patrono, San Leone, viene festeggiato l’8 maggio. Sinagra è particolarmente apprezzata anche per i prodotti tipici di qualità, come: il suino nero dei nebrodi e l’olio di oliva minuta.

 
   
 
     
       
 
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